ftalati: i plastificanti pericolosi per l’endometriosi

I fibromi e l’endometriosi sono patologie molto comuni. Sommate insieme, interessano il 70% delle donne. Uno studio del 2016 ha calcolato la probabilità di causare endometriosi a carico degli ftalati (i plastificanti più diffusi). La percentuale di probabilità assegnata raggiunge il 39%.

ftalati causano endometriosi: ciappetti da bucato

Il potere di una sostanza inquinante di causare una malattia può essere misurato scientificamente:

  1. prima si valuta l’evidenza epidemiologica della malattia in base a studi sulla popolazione, secondo i criteri stabiliti dal World Health Organization GRADE Working Group
  2. poi si valuta l’evidenza tossicologica della sostanza, secondo criteri in linea con quanto proposto nella roadmap europea per valutare i perturbatori endocrini
  3. infine, relazionando i due dati, si assegna alla sostanza una probabilità di causa della malattia, secondo i criteri del Intergovernmental Panel on Climate Change

Uno studio del 2016 ha voluto scoprire se due sostanze inquinanti molto diffuse, il DDE e gli ftalati, hanno un ruolo nelle malattie più comuni dell’apparato riproduttivo femminile: i fibromi e l’endometriosi. Sommate insieme, queste due problematiche interessano il 70% delle donne. La stima include molti casi che non vengono diagnosticati, perché asintomatici.

Il DDE (prodotto di degradazione del ddt, classificato come inquinante ambientale) si è rivelato più associato ai fibromi; mentre gli ftalati (le sostanze plastificanti più diffuse) vanno a braccetto con l’endometriosi. Il plastificante ftalato non è solo un (debole) estrogeno, ma anche un intossicante per il sistema immunitario.

La probabilità di causa assegnata a DDE e ftalati, rispetto a fibromi ed endometriosi, è compresa fra il 20% e il 39%.

Uno studio del 2017 suggerisce che gli ftalati possano alterare l’attività immunologica dei macrofagi, promuovendo in questo modo un ambiente permissivo per l’endometriosi.

ftalati, cosa sono e dove si trovano?

Gli ftalati sono sostanze chimiche utilizzate in centinaia di prodotti come giocattoli, pavimenti in vinile, rivestimenti murali, detergenti, oli lubrificanti, imballaggio alimentare; prodotti farmaceutici, sacche per sangue, tubi; prodotti per l’igiene personale come smalti, spray per capelli, lozioni dopobarba, saponi, shampoo, profumi e altre fragranze. Non finisce qui, perché gli ftalati sono anche nel cibo.

Secondo una review di Cao, gli ftalati possono migrare al cibo da materiali in PVC come tubi (tipicamente impiegati nel processo di mungitura), nastri trasportatori, guarnizioni di coperchi, pellicole alimentari, guanti indossati per preparare alimenti, inchiostri e adesivi su involucri alimentari. Gli alimenti grassi, in particolare, sono molto contaminati dagli ftalati con alto peso molecolare che si sciolgono nei grassi, come il DEHP.

ftalati diversi per usi diversi

Gli ftalati ad alto peso molecolare sono usati come plastificanti per prodotti e materiali in PVC. Si trovano quindi in questi prodotti e materiali, oltre che nei cibi che ne sono venuti a contatto:

  • ftalato di butilbenzile (BBzP)
  • ftalato di bis(2-etilesile) (DEHP)
  • ftalato di diottile (DnOP) e relativi composti
  • ftalato di diisononile (DiNP) di recente sempre più usato come alternativa al DEHP
  • ftalato di diisodecile (DiDP) di recente sempre più usato come alternativa al DEHP

Gli ftalati a basso peso molecolare, invece, vengono aggiunti a cosmetici e prodotti per la cura della persona come solventi, fissanti e adesivi:

  • ftalato di dimetile (DMP)
  • ftalato di dieptile (DEP)
  • ftalato di dibutile (DBP)

ftalati nei cosmetici

Tanto per curiosità, il DMP permette allo spray per capelli di non indurire il capello, ma formare sulla sua superficie una patina flessibile; il DEP nei profumi ha proprietà solventi e fissanti; il DBP negli smalti riduce la rottura delle unghie rendendole meno fragili.

In Europa è vietato vendere cosmetici che contengono DEHP e DBP. In America, invece, se ne trovano ancora. Secondo l’ultimo sondaggio sui cosmetici della Food & Drug Administration americana (2010), ormai il DMP e il DBP sono usati di rado, mentre il DEP è ancora molto comune.

–> quali cosmetici contengono ftalati secondo la Food & Drug Administration americana (dati 2010)

ftalati nel cibo

Una review del 2014 si è proposta di individuare quali cibi contengono ftalati e in quali concentrazioni. Per scoprirlo, ha passato al vaglio 17 sondaggi di monitoraggio alimentare pubblicati in Nord America, Europa e Asia dal 1990 al 2013.

In genere, BBzP, DEHP, DiBP e DnBP si trovano comunemente in più della metà dei cibi, mentre DEP, DMP, DnOP e DiNP sono meno ricorrenti.

Si considera bassa una concentrazione di ftalati inferiore a 50 μg per chilogrammo di alimento; alta, invece, una concentrazione uguale o superiore a 300 μg per chilogrammo.

cibi ad alta concentrazione di ftalati

Carne di pollo. Sono state esaminate carni di bovino, pollo e maiale, sia individualmente, sia in combinazione con altre. Nel pollo sono stati trovati tutti gli ftalati, ad eccezione del DiDP. Predomina il DEHP con concentrazioni superiori a 300 μg/kg.

Oli e grassi animali e vegetali. Tutti gli ftalati sono stati trovati in oli e grassi, inclusi il burro, la margarina, gli oli per cuocere e i grassi animali come il lardo.

Panna e formaggi. Nella panna sono state trovate alte concentrazioni di DEHP, da 413.1 a 1300 μg/kg. Tutti gli altri ftalati (DEP, DMP, DnOP, DiNP e DiDP) sono presenti nella panna a bassi livelli. Nei formaggi si trovano tutti gli ftalati, ad eccezione di DnOP e DiDP, con livelli di DEHP che variano da 139.2 a 2270.6 μg/kg!

Anche il pesce, il pane e le spezie possono contenere DEHP ad alti livelli.

cibi a bassa concentrazione di ftalati

Yogurt, latte e uova contengono basse concentrazioni di tutti gli ftalati, ad eccezione di DnOP, DiNP e DiDP che risultano assenti.

Pasta, noodles e riso sono contaminati da tutti gli ftalati a bassi livelli. I cereali presentano tutti gli ftalati, ad eccezione di DiNP e DiDP.

Il pesce contiene ftalati di ogni tipo in basse concentrazioni, ad eccezione del DEHP che può raggiungere 928.6 μg/kg (pesce congelato canadese).

Frutta e verdura presentano tutti gli ftalati in concentrazioni generalmente basse, ad eccezione di DiNP e DiDP che risultano assenti.

Acqua e bevande di solito hanno bassi livelli di ftalati.

ftalati: come evitarli

Riassumendo, possiamo ridurre l’esposizione agli ftalati:

  • riducendo il consumo di cibi animali che contengono ftalati in alte concentrazioni
  • evitando il più possibile i cibi confezionati in plastica o latta
  • abbandonando il più possibile la plastica a favore di altri materiali come il vetro, la ceramica, l’acciaio inossidabile e il legno
  • scegliendo cosmetici e detergenti per la pulizia biologici (occhio all’etichetta! le nostre scelte non devono contenere le diciture phthalate, DEP, DBP, DEHP e l’indicazione generica “profumo”)
  • acquistando prodotti senza PVC preferibilmente europei
  • optando per le pellicole alimentari più sicure

 

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